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Eging, la Pesca a Seppie e Calamari: Introduzione Generale

Pubblicato da Marco De Biase il 18/01/2013 in Spinning Mare

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Eging

La pesca in mare subisce continue evoluzioni tecniche che portano le aziende a scoprire nuove e interessanti varianti alle pesche tradizionali. Ultimamente si parla molto di seppie da riva: si tratta di una tecnica nata in Giappone, esportata in Italia sotto il nome di “eging”. In passato le seppie le pescavamo dalla barca, oggi in tanti si cimentano in catture da riva di assoluto rilievo.

Prima di entrare nello specifico,analizziamo i vocaboli in lingua giapponese perché è sempre bene fare una premessa completa. Gli artificiali prendono il nome di “Egi” (volgarmente chiamate totanare), i pescatori che utilizzano l’egi si chiamano “eginger”, mentre la tecnica è conosciuta universalmente come “eging”.

Non è nient’altro che uno spinning in mare da compiere con attrezzature specialistiche per insidiare i cefalopodi, ovvero seppie e calamari, attraverso l’imitazione di gamberi. Possiamo praticarla nei mesi invernali, sia in porto che dalla scogliera, con mare calmo e condizioni di luce limitata (alba, tramonto e di notte).

Siamo usciti in notturna per testare alcuni artificiali presenti nel nostro catalogo, catturando seppie di diversa misura che hanno confermato la bontà dell’eging applicato alle acque dell’Adriatico.

Cos’è l’egi?

Eging

Come potete notare dalle foto allegate all’articolo, l’egi è un artificiale che vuole imitare un gamberone, dotato di corpo, occhi e piccoli “arpioncini” nella parte terminale. Proponiamo diversi tipi di egi, sia economici per un pubblico amatoriale, sia di alto livello per pescatori esperti che cercano il massimo della tecnologia applicata al mondo della pesca. Gli egi differiscono per dimensioni, peso e velocità con cui affondano in acqua.

Si parte dalla misura 2 per passare alla 2,5/3/3,5 e 4. Queste misure non indicano il peso bensì le dimensioni. Un egi 2 è lungo 6 centimetri, un egi 3 è lungo 9 cm e uno di misura 4 sfiora i 16 cm. I pesi applicati agli egi possono implicare diverse velocità di affondamento. Tutto dipende dalla struttura del piombo annesso alla testa dell’artificiale.

Piombi senza fori permetteranno una discesa più repentina dell’artificiale verso il fondo,mentre quelli che presentano una o due forature discenderanno lentamente, fermandosi a mezz’acqua o quasi. Gli egi di alta qualità presentano indicazioni sul packaging, differenziandosi come “deep” per la ricerca in profondità o “shallow” per la superficie.

Come scegliere l’egi

Eging

I colori che caratterizzano l’egi permettono hanno un significato intrinseco e vanno oltre un semplice discorso artistico o di serigrafia. Vi sono modelli con retine multi-color, semplici, rifrangenti e plastici. Le colorazioni semplici, tendenti al bianco con mix di rosso, rosa, bianco, arancione o verde sono ottimali per buone condizioni di luce, come in pieno giorno.

Le tendenze cromatiche variopinte con accenni di fucsia, verde fluo, fucsia, blu elettrico sono decisamente vistose, si comportano al meglio con luce scarsa, pertanto vanno impiegate di notte o con luce scarsa. Vi sono modelli avanzati che hanno il corpo più scolpito, realizzato con plastiche migliori, ricoperti da seta rifrangente. E’ il caso del Molix Millerighe, utilizzato con successo da tantissimi pescatori in tutta Italia e ritratto nelle fotografie in still life presentate con questo testo.

Dalla teoria alla pratica!

Eging

La pesca delle seppie (o calamari) è un mondo a parte perché non parliamo di pesci con testa, pinne e coda ma di cefalopodi, animali che hanno le sembianze di pesci e assumono comportamenti molto diversi dai pinnuti. L’attacco di una seppia è diverso dal solito: avvertiremo un colpo, poi un peso sulla canna che si trasformerà in un piccolo razzo capace di fughe all’indietro e spruzzi a pelo d’acqua. Prima di tutto occorre lanciare.

Lo faremo dai porti o dalle scogliere, scegliendo punti in cui la luce si stende sull’acqua e disegna ombre interessanti per i cefalopodi. Appena entrato in acqua, scuotiamo l’egi con due jerkate (movimenti repentini della canna dal basso verso l’alto), poi fermiamoci e imprimiamone altre due. L’esca si alzerà da fondo e inizierà a muoversi con il tipico sussulto del gambero, attraendo l’attenzione di seppie e calamari in caccia.

Eging

Recuperiamo lentamente evitando di imprimere fastidiose accelerazioni e attendiamo l’abboccata. Se a fine corsa non c’è nulla, ripetiamo l’operazione. Consiglio di andare molto lenti nella fase terminale perché spesso i cefalopodi inseguono l’egi e lo attaccano quando diminuisce la velocità. L’attacco è fulmineo quanto deciso! Sentiremo una trazione immediata e forte pari a quella di un incaglio. Inizia il combattimento fatto di movimenti lenti, per evitare che gli aghi dell’egi perdano l’appiglio sul cefalopode.

Salpiamolo con un guadino e facciamo attenzione agli schizzi di acqua o (peggio) d’inchiostro. Possiamo scegliere se liberare seppie e calamari o portarle a casa per un gustoso piatto a base di profumi marini, rispettando sempre le regole imposte dalla legge per i quantitativi massimi giornalieri. La seconda filosofia di recupero è più aggressiva e trae ispirazione dallo stile Made in Japan. Differisce dall’italiana per un maggior uso delle jerkate misto a fermate improvvise, una sorta di “start & stop” continuo. Consigliamo di provarli entrambi e valutare l’aggressività dei cefalopodi a seconda degli spot e della giornata di pesca.

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Commenti dei Membri del Club Esclusivo

Ezio Colombaro

14/03/2013

Articolo molto interessante, chiaro e esaustivo, bravo.

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